Dal 26 maggio il nuovo libro di Capossela "IN CLANDESTINITA".
“Un libro a 4 guantoni in forma di round. Un incontro senza filtro, la storia di un’amicizia corpo a corpo. Colpi di vita mandati al tappeto, in un concertato di poesia e prosa. Il cammino della clande-stinità, il suo affrancamento, tra vittorie, sconfitte e rivincite nella quotidianità e sulla carta, per get-tare finalmente la spugna all’angolo del quartiere.”
Vinicio Capossela e Vincenzo Costantino “Cinaski”. Due amici – Mr Pall e Mr Mall – complemen-tari e indivisibili come la scritta sul pacchetto di sigarette, alle prese con l’epica della quotidianità.
Ubriacature e abbandoni, solitudine e vagabondaggi notturni, scorribande negli ipermercati e vec-chie auto scassate e, su tutto, l’amicizia che sempre salva e tiene a galla. Attacca Vinicio, risponde “Cinaski”.
Racconto contro racconto, poesia contro poesia, si squaderna tutto il mondo di Vinicio Capossela, un mondo che è insieme circo felliniano, panopticon, giostra di memoria, sarabanda di sentimenti.

Il cantautore in libreria con "Non si muore tutte le mattine"
"Mettere un punto è difficile, ma adesso mi sento liberato"
Capossela diventa scrittore
"Racconti come tanghi e rumbe"
di PAOLA ZONCA
MILANO - "Materiale ce n'è a peso, sono 400 grammi, è un breviario pieno zeppo, una predica, e da che pulpito viene, vorrei che si leggesse a capitoli, a racconti, affondateci pure il coltello come nel cocomero per vedere se viene fuori qualcosa di rosso. Ma, se vi piace, leggetelo tutto, l'epopea si dispiega dall'inizio alla fine". Geniale, bizzarro, eccentrico, Vinicio Capossela: tanto è laconico quando parla delle canzoni, tanto è un fiume in piena mentre presenta il suo primo libro, Non si muore tutte le mattine, pubblicato da Feltrinelli, da domani in libreria.
Una costellazione di racconti, una miriade di scenari, dalle strade ferrate alle tangenziali, dall'abitacolo di un'automobile all'intimità di una stanza dove risuonano le note di Glenn Gould, dai motel a Napoleone, da Kerouac ai viaggi. Un'"impresa", come la chiama lui, iniziata nel 1997, a cui ha messo la parola fine solo quando si è finalmente deciso a lasciare sul tavolo dell'editore il malloppo di carte "scritte a mano, a macchina, sul pc".
"A lungo mi sono rinchiuso in uno scantinato, tra una caserma dei carabinieri e una casa geriatrica, tenendomi ben alla larga dagli editori, perché già nella musica avevo pagato lo scotto" racconta. "Volevo che le cose si espandessero, si confondessero. La svolta? Tre anni di chiacchiere con Carlo Feltrinelli, e, non mi vergogno a dirlo, molti aperitivi. Mettere un punto è difficile, ma adesso che mi sono amputato mi sento liberato".
Un libro sull'ambizione: la sua, ma solo quella che nasce dal lavoro in sé, senza preoccuparsi delle conseguenze ("Non voglio godere dei frutti, me li voglio mangiare!" dice), e quella dei personaggi, come Nutless, che aveva grandi progetti ma finisce a dipingere soldatini in miniatura. Il titolo? "La vita brucia se stessa, sembra che non ci sia più energia, e invece ce n'è per domani, e anche per dopodomani. Si muore una sola volta".
Tante volte ha letto ad alta voce i suoi racconti, "per sentire il ritmo, a volte era un tempo di valzer, altre un tango o una rumba". Ma non chiedetegli se c'è un legame tra il comporre e lo scrivere: "La vita del musicista è opposta a quella dello scrittore: la prima porta alla socializzazione coatta. La scrittura è viva, ma le parole, quando coagulano, sono come farfalle messe a riposo in una teca. Morte, dentro una bara, ma con il loro più bel vestito".
Aveva promesso per il solstizio di autunno (ma senza precisare l'anno) un nuovo disco, dopo l'antologia L'indispensabile, e di brani inediti ne ha pronti tanti, li ha pure cantati dal vivo. "È come col libro" rivela. "Le canzoni stanno prolificando, si accoppiano tra loro. E per il momento le ho lasciate libere di fornicare. Avete un'altra domanda meno sessuale?"
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